
Erano i Gattopardi. Vantavano possedimenti in tutto il meridione d'Italia e titoli nobiliari millenari. Discendenti dei Caracciolo, nobili napoletani tra i più importanti della storia d'italia, il loro nome fu anche quello di un Papa, Paolo IV: inquisitore tremendo e temuto, strenuo difensore dell'ortodossia cattolica durante e ispiratore dei decreti tridentini. Credeva nella gerarchia e nei tre ordini. Con la "Cum nimis absurdum" istituì il ghetto romano, soffocò nel sangue in nome del sague versato dal Cristo le inclinazioni riformistiche ed eretiche delle popolazioni italiche, promosse per primo l'indice dei libri proibiti dalla chiesa. Uno con le palle, uno che lascia il segno. Un convinto cattolico e umile servitore di Cristo. Fu l'apice per la nobile famiglia dei Carafa.
Ancora. Vissero i fasti della nobiltà di sangue. Caratterizzarono la politica italiana ed europea per centinaia di anni. Andrea Carafa della Spina, si direbbe un "valoroso condottiero", fu vicerè del Regno di Napoli per meriti militari sotto Federico I. Combattè i francesi e i francesi cedettero alla sua abilità militare. Dissero di lui che era un sanguinario, assetato di sangue come i draghi dei Carpazi. Correvva l'anno 1502.
Innumerevoli i cardinali, i ducati, i marchesati che furono retti dai Carafa.
Dovrebbe essere un onore varcare la soglia di una loro tenuta. Dovrebbe...
Oggi il nome dei Carafa non evoca grandi battaglie e porpora cardinalizia. Non è l'odore dei secoli che trasale dal loro nome ma quello delle cucine di una sala ricevimenti. Chi non avrebbe mai potuto avvicinarsi a quella tenuta se non per rendere servizio al padrone oggi può bivaccare, pagando, da padrone in occasione di eventi di giubilo familiare. Un matrimonio e per qualche ora puoi dimorare nella tenuta dei Carafa; puoi calpestare i secoli, i fasti, il nome, l'onore di una famiglia che oggi l'onore essa stessa non sa più cosa è.
La democratizzazzione del potere, l'imborghesimento di fasce sempre più larghe di popolazione ha portato anche questo -parallelamente alla volgarizzazione delle più "alte" che lontane dal sentirsi migliori per sangue si accomodano nella brutale bestialità del dozzinale, che anche a loro non dispiace sporcarsi i piedi; oggi si sa per essere ricchi e rispettati non è necessario essere raffinati, emulare i nobili o cose del genere .
Nelle sale dei Carafa, laddove le danze erano ritmate da quartetti d'archi, e il tutto era immerso in atmosfere lievi, e la campagna respirava con Albinoni e Monteverdi, ora il ritmo è dettato dalle casse che sputano ritmi moderni, amusement, insopportabili all'orecchio. Ai passi cadenzati si sono sostituiti i salti, le gesticolazioni forsennate, i trenini, i pè-pè-pè, etc... Quello che era relegato all'esterno, ai matrimoni dei contadini e dei commercianti tuttalpiù, adesso alberga nella dimora dei Carafa con la insostenibile spocchia di chi possiede il danaro dopo che per millenni ne è stato privato. E' il trionfo dello spirito democratico. E' la voglia di vestire i brandelli dell'abito del potente, acconciati alla meglio e indossati come una vestaglia per la raccolta delle olive. Questo è lo spirito democratico.
In giacca e cravatta i servi della gleba alzano il gomito, urlano, brindano, impastano fonemi, aliti pesanti e vettovaglie da casema (presentate con gran dignita!) nelle loro bocche avide. Affamate da millenni e per lo più affamate giustamente! Tutto è trasformato in denaro. Decaduta ogni pretesa. Apparenza vuota pagata a peso d'oro. E tutto è oro. Voilà Mida!

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