18/10/10

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non so, magritte potrebbe bastare, il punto è che il punto non arriva. per non parlare del cominciare da capo.

19/09/10

Milano agita e gusta


Già, sembrerà strano, ma ho proprio intenzione di sintetizzare le mie cinquepertre giornate di Milano con l'immagine una busta di lattuga da cento grammi. Perché? Non ne ho idea, forse è l'unica cosa che mi ha colpito, non che la città non sia carina o che non abbia le sue particolarità ma forse è l'unica cosa che mi ha dato da pensare insieme a qualcos'altro: le gru sui palazzi, le macchine in centro, i taxi al semaforo, verde. Ma è un po' lo stesso. Che differenza c'è tra un palazzo in nervosa costruzione e un ceppo di lattuga tagliato, lavato e confezionato, disposto in bell'ordine su scaffali lunghi metri e metri insieme ai suoi compagni di viaggio, ordinato per marca, tipologia? Nessuna, non trovate?
E' una costante il banco delle insalate. Appena entri in un supermercato guardati intorno, la troverai a pochi passi da te, magari è dietro, a destra, nascosta un po' più avanti. Il tempo di individuarlo e ammirerai lo scaffale rigoglioso. E' difficile trovare ceppi di insalata sani, tozzi e un po' sporchi di terra. Non impossibile ma, credetemi, è complicato. Bisogna prima passare dalle parate severe di lattuga, con mais, olive, rossa e riccia, carote, listelle di ortaggi vari e dischi di pane a crostini.
I carrelli ci passano vicino e bisogna solo attendere che la fantasia dell'acquirente venga stuzzicata da una variante di insalata piuttosto che da un'altra. Qualche passo lento pensoso ed ecco che una busta viene immancabilmente adagiata sul fondo del carrello più prossimo alle ruote di dietro, primo gesto che si ripeterà per un numero variabile di volte, un gesto che principia la traversata destinata a concludersi con il passaggio del bancomat e il codice da digitare tra la discrezione di circostanza della cassiera.
A Milano si consuma una quantità incredibile di lattuga. Questo è certo. E non sarà necessario scomodare gli esperti di sondaggi per capire che per la maggiore si tratta di lattuga in busta. Vedete i carrelli. E' un mix di simboli in busta, la lattuga. Del tempo, sempre troppo poco, ovviamente scandito da passaggi che non possono prevedere il taglio e il lavaggio della lattuga nel lavandino di casa propria. E di un non meglio precisato bisogno di benessere racchiuso nella plastica a marchio coop, bonduelle, fiori di campo e così via. La lattuga compensa qualcosa, forse la vita un po' snaturata della città, o forse l'idea un po' new age che la vita di città sia contro natura. Si lavora, e tanto, c'è danaro, e tanto, e manca ovviamente il tempo, che col danaro è uno dei pilastri di un noto adagio popolare. Nei cantieri, nelle industrie, in un negozio del centro, al banco frigo dei supermercati, nei centri di joga, si lavora. Hai tutto e il contrario di tutto lì, la malattia e la terapia. Milano. Città distratta e severa, in amido calvinista.
Ps. basta sforzarsi e il senso delle cose si trova sempre
(Julian Opie, You are driving a car, 1996)

24/08/10

In diretta dalla casa di Barbie


Manila, Filippine. Un ex poliziotto accusato di corruzione e licenziato dalla polizia di stato, infila in una borsa una pistola e un M-16 (fucile mitragliatore in dotazione all'esercito americano, il meno sfigato dei casi di concorrenza al signor Kalasnikov) e sale a bordo di un pulmann di turisti di Honk Kong. Sky Tg 24 passa in diretta le fasi dell'operazione delle teste di cuoio (cuoio?) filippine. I giornalisti in doppio petto cercano di commentare le immagini. Mentre lo fanno sperimento la distanza, la loro incapacità di comprendere realmente cosa stesse succedendo: la loro postura perfetta celava vuotezza di senso. E ci riusciva benissimo. Il commento alle immagini assomigliava tanto alle aspettative di un fruitore di b movies al cospetto di una pellicola dall'esito palesemente scontato: chissà cosa succede qui ora? Soprattutto lui, il giornalista calvo, quello che non esitava a dire di voler usare la logica mentre sparava cazzate in free style nei commenti alle immagini. La sua logica lo ha portato a scambiare uno scudo della polizia per il tetto dell'autobus, la rottura di una corda per una manovra diversiva, i colpi dell'm-16 dall'interno del bus verso l'esterno con raffiche di pistolettate dall'esterno verso l'interno (ignorando, tra le altre cose, che con gli ostaggi dentro col cazzo che la polizia spara a raffica). Intanto sparava a zero sulla polizia di Manila, colpevole di essere incapace di gestire la situazione, quasi come se "se ci fosse stato lui...". In questi casi si potrebbe pensare che l'intelligenza paghi dazio alla bella postura, al bel viso, alla logica del giornalismo dallo sguardo un po' "piacionico". Ma non è così, non credo, il tizio non sembbra uno stupido, è solo che sembrava avere zero esperienza del mondo. Forse è l'ottusa logica della competenza mediatica scambiata per professionalismo; questi sono bravi intrattenitori, buoni a tener aperta la bocca e scandire le parole e tanto basta. Eppure il calvo che contraddice le tesi di Silesio di Cirene pare già il migliore rispetto a quello che cerca di assomigliare a George Cloney e quell'altro che pare uscito dalla villa di Barbie, dal letto di Barbie, pare il marito di Barbie. Mentre le giornaliste... beh a loro è concesso di sparate cazzate, ieri c'era la Cossu... ah la Cossu è meglio pure di Barbie.

04/08/10

Un'estate di vacanza dalla vita

Vacanza. Strano sostantivo che negli anni ha preso significati sempre diversi. Ai tempi della scuola, ad esempio, quando faceva rima con il trillare dell'ultima campanella cambiando di anno in anno suono, perdendo man mano innocenza e fragranza. O ancora prima, meno che bambino, quando significava semplicemente il ritorno. In ogni caso un riempimento, una liberazione che prepara a ricevere qualcosa di fortemente desiderato. E ora? Cosa riempie ora il "vacuo" della vacanza?
Ora è semplice vacanza, vacanza della vita e vacanza dalla vita. Inutile cercare esperienze da report fotografico, viaggi con pacchetto esperienziale incluso. Non ora. Non quest'anno. Ora non serve. Chiuso nel mio eremo di montagna superaccessoriato faccio la conta e non arrivo a uno. Posto senza tempo, ci torno per ritrovarmi ma non sono ancora arrivato. Niente da riempire caro, tocca che molli o che ti sforzi a ricontare. Zero...

10/07/10

Terra bruciata a Siena

Siena è una città a misura d'uomo, e quell'uomo non sono io. Piccolo borgo medievale carinissimo traversato da turisti dallo scatto facile e ritmi martellanti contradaioli. Tra questi, come un gruppo di mosche bianche, giovani promesse del mondo della finanza si fanno notare per il loro passo cadenzato e le loro camicie tagliate perpedicolarmente da cravatte scure. Idiozia massificata del turista, rievocazione orgogliosa e innaturale di un passato glorioso che si mette a braccetto con il futuro garantito dalla scienza bancaria. Tre elementi che ne fanno un po' una sintesi perfetta della continuità nell'innovazione, tra massificazione e particolarismi di comodo. La guardo dall'alto, salendo su un balconcino inutile dopo aver guardato di sfuggita la Maestà del Buoninsegna. Piccola, da lissù la becchi d'un sol colpo, come una metafora: prendo le misure, calcolo le distanze, gli spazi.