
non so, magritte potrebbe bastare, il punto è che il punto non arriva. per non parlare del cominciare da capo.


Vacanza. Strano sostantivo che negli anni ha preso significati sempre diversi. Ai tempi della scuola, ad esempio, quando faceva rima con il trillare dell'ultima campanella cambiando di anno in anno suono, perdendo man mano innocenza e fragranza. O ancora prima, meno che bambino, quando significava semplicemente il ritorno. In ogni caso un riempimento, una liberazione che prepara a ricevere qualcosa di fortemente desiderato. E ora? Cosa riempie ora il "vacuo" della vacanza?
Siena è una città a misura d'uomo, e quell'uomo non sono io. Piccolo borgo medievale carinissimo traversato da turisti dallo scatto facile e ritmi martellanti contradaioli. Tra questi, come un gruppo di mosche bianche, giovani promesse del mondo della finanza si fanno notare per il loro passo cadenzato e le loro camicie tagliate perpedicolarmente da cravatte scure. Idiozia massificata del turista, rievocazione orgogliosa e innaturale di un passato glorioso che si mette a braccetto con il futuro garantito dalla scienza bancaria. Tre elementi che ne fanno un po' una sintesi perfetta della continuità nell'innovazione, tra massificazione e particolarismi di comodo. La guardo dall'alto, salendo su un balconcino inutile dopo aver guardato di sfuggita la Maestà del Buoninsegna. Piccola, da lissù la becchi d'un sol colpo, come una metafora: prendo le misure, calcolo le distanze, gli spazi.