Grande l’attesa per sentire il Verbo. Il megafono Franco entra e le prime parole che ne escono sono delle scuse per aver lasciato la suoneria del cellulare accesa. Il Verbo è al passo coi tempi e pieno di impegni per via dell’imminente uscita del suo Fleurs 2. Già questo pare bastare alla folla estasiata e ridente.
Si entra subito in medias res, e l’intervistatore fa bene il suo lavoro mediocre chiedendogli quali libri consiglia alla platea al fine di una più alta consapevolezza spirituale (siamo tra gli scaffali della Feltrinelli in via Appia Nuova), quale musica ascoltare, cosa fare e cosa non fare, come comportarsi, cosa è bene e cosa è male e altre domande simili. Battiato è a suo agio e risponde come meglio non potrebbe. Dickens, Classica, il bene è dentro di noi e dovremmo aspirare a raggiungerlo nei comportamenti del quotidiano, meditare, è bene considerare un animale sacro ed è male prodigarsi nelle mattanze di appetitosi capi di bestiame. La folla non è più in se: ride (sempre, il Maestro è molto spiritoso), applaude, approva. Inevitabile a quel punto è confessare di sentirsi una semidivinità seguita da fedeli devoti e pronti a tutto per imitare le gesta del profeta. L’intervistatore ci prova e Lui sorride. Una ragazza dice di essere disposta a sposarlo, di amarlo! “Quanti anni hai? Sei giovanissima!”. “Non troppo, 24…” replica lei imbarazzata. Risate generali. Ma non è l’unica! Poco dopo altre ragazze si dicono disposte a fare altrettanto. Battiato pare per nulla imbarazzato e si lancia in considerazioni sulla differenza tra l’amore carnale e quello spirituale. Se avessi avuto una discreta somma e un allibratore vicino a me ci avrei scommesso di certo. Il pubblico approva ancora, il tremolio degli spiriti alti inonda la sala e Battiato pare accorgersene. “Siete un pubblico molto intelligente”. Quell’atto di riconoscimento intellettuale regala qualche secondo di silenzioso soddisfacimento, seguito subito da un fragoroso applauso. La sintonia con il pubblico è al culmine, e andrà così fino a quando confessa di rischiare di perdere l’aereo, lasciando ragazzi estasiati e speranzosi di seguitarne le orme, uomini col ventre pieno di indicazioni su come proseguire la loro esistenza, e donne meno satolle ma ingravidate dall’eiaculazione di verità che avrà tempo di maturare nel loro grembo.
Una nota discordante: un uomo di mezza età mi chiede “ammazza quanta ggente, ma chi è?” “è Battiato, il cantante” “ma stà a cantà” “no parla, tanto” “e lassamolo parlà che è mejo!” replica con un tono sconsiderato e rideva e io con lui, più sommessamente però.
Un Battiato un po’ spento. Prima dell’incontro ho avuto modo di ascoltare l’album ed è il solito Battiato. Pare che non abbia più nulla da dire. Crea album perché sente di poterlo ancora fare, ed è un bene per lui. Ma nulla di nuovo è nei suoi album, o almeno io non riesco proprio a coglierlo. Parla come un santone contemporaneo, uno che non può non fare riferimento a Myspace tra un asserto in difesa del sublime ed uno sulla necessità del sacro. Ma si sente molto a suo agio e parla anche di sperma, troie, mima gesti a significare lo stantuffare di un cazzo, poi parla di Ratzinger e di De Andrè. Il pubblico apprezza sempre e applaude. Tanti applausi. Io me li sono risparmiati tutti e, giusto per darmi un tono, mentre lo ascoltavo parlare leggevo l’Agamennone di Sofocle. Poi, giusto per darmene ancora un po’, ho giocato una partita a PES9 con un bambino costretto lì da un dissennato genitore. Immaginate gli sguardi dei battianti!
Ah, ovviamente ho vinto.

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