29/11/08
Considerazioni banali sul banale. Il palestrato.
Si può andare in palestra per darsi un tono. Prima di quello muscolare si rinvigorisce lo spirito, ne si guadagna in sicurezza, per lo meno davanti allo specchio, ad una certa distanza senza correre il rischio di avvicinarsi troppo allo specchio, guardarsi meglio occhi e perdersi… Ma questo non accadrà perché il richiamo del bicipite gagliardo riporterà fierezza nell’incedere e sicurezza per qualche ora di relazioni interpersonali al giorno. Il bicipite gagliardo porta lontano da sé e proietta il proprio ego su un bicipite di qualcun altro, visto e ammirato, invidiato e cercato in sé come la coscienza nel finale della più grande storia dello spirito. Il bicipite estrania, fa voler essere ciò che non si è, e appena lo si è diventato subito porta la coscienza ad uno stato di fierezza che non è più fierezza di se ma è fierezza di aver fato di sé qualcosa di altro. L’involucro muscolare rivitalizzato copre come una patina tutto lo spirito. E si diventa il muscolo ammirato, si diventa l’ammirazione e l’oggetto ammirato insieme, nello stesso tempo, ma non si fa che ammirare ancora quel soggetto che ha fornito l’impressione primaria, quell’insieme di dati e informazioni presi da un cartellone pubblicitario o da un’immagine televisiva. Marx non sarebbe giustamente d’accordo, ma l’alienazione del soggetto da se stesso e il riconoscimento come valore proprio di un valore indotto, avviene massimamente nelle palestre. Ed avviene massimamente perché il tempo passato tra i bilancieri è spesso quello che segue le ore passate sul luogo di lavoro. Ecco, lì l’alienazione trova più alto compimento. Il fittizio ritrovamento di sé mentre si fa la spola tra un attrezzo e un altro, il sentire il proprio corpo lavorare per qualcosa di voluto, desiderato, per un obbiettivo prefissato, per una modificazione profonda del proprio ego e di come questo si manifesta, è realizzazione dell’alienazione a 360°. Il mancato riconoscimento del proprio valore di uomo da parte della società che lo circonda, le vessazioni a cui l’uomo medio è costretto nel suo quotidiano, trovano nel bicipite gagliardo un parziale riscatto. Certo, esso non utilizzerà mai a pieno i suoi pascal (unità di misura) contro il suo datore di lavoro o il suo professore universitario, ma si compiace di poterlo fare, “se ne valesse davvero la pena, se solo ne avesse voglia”. Il bicipite gagliardo dopante rende fiero il dopato della sua condizione di uomo mediocre immerso nella mediocrità del tono muscolare.
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