22/10/08

Dal '68 al 2008 senza passare dal 69

Sarebbe la mia ultima occasione per partecipare ai grandi movimenti di piazza contro la riforma universitaria. Almeno da studente. Un modo per riaprire i conti con il passato, per dirsi ancora attivi, reattivi. Resistenti. Eppure non ho alcuna voglia di resistere. Perché? Contro chi? Per cosa? Quale motivo dovrebbe portarmi a dissimulare ancora una volta la mia convinzione che è tutto senza senso?
Sento le interviste agli studenti. Alcuni sembrano illuminati e con un percorso ben preciso che si delinea al loro passaggio; altri brancolano nel buio, anestetizzati. Gli illuminati si sforzano di fornire ragioni che i brancolanti non immaginano neppure. E con il loro brancolare condurranno alla deriva anche gli illuminati che non opporranno resistenza.
Eppure le sirene sono accattivanti. La mercificazione della cultura, i baronati, i concordati, le infiltrazioni, la libertà di ricerca, la libertà…l’università fabbrica di fabbricanti, l’operaio specializzato, lo studente matricola rizzato, la matricola umanizzata, ritratti di professori porcaccioni già studenti ribelli, sessantottini cattedrati che non cedono di un millimetro, duemilaeottini per cui il sessantotto non è mai terminato e il sessantanove è solo una posizione per godere innaturalmente. Oddio. Le loro parole si insinuano nelle orecchie e ti conducono verso lidi familiari, lidi già visti, visitati, vissuti. Sono quei lidi dove ogni cosa ha un senso, dove il principio di causa è sempre rispettato e l’effetto è già pregustato. Ogni azione nei lidi indicati dalle sirene dell’Idea ritrova la sua ragione d’essere azione, una motivazione, una spinta morale a cui rendere onore. Un principio e una fine e tutto ciò che è nel mezzo è giustificato. Una parola buona da ascoltare e una buona da proferire. E un’azione corretta e coerente da far scaturire.
Ma è un modo per eludere il tonfo della ragione. Inevitabile. L’impossibilità di una connessione necessitante tra idea e azione. Non sono le idee che fanno la storia. E la ragione cade: culo a terra e mani offese dal duro terriccio.

Non prenderò parte a questi movimenti studenteschi. Non prenderò parte a nessuna manifestazione perché dei manifestanti condivido le ragioni, le analisi, il tabacco bruciacchiato sui jeans consunti, le paure, le speranze. Le idee.

1 commento:

  1. Le cose non sono senza senso. La battaglia è difficile, tutti lo sanno, eppure proprio per questo è importante condurla.

    Il fatto che negli ultimi anni la politica italiana abbia dato pochi risultati, buttandosi per di più su un crinale che nulla di buono lascia immaginare, è un fatto reale. Contro cui abbiamo lottato, perdendo, non fatico ad ammetterlo. Ma le cose possono cambiare. Niente è per sempre. Questo Paese non può rimanere in eterno un'infelice eccezione in Europa.

    E quando la gente si sveglia, si fa sentire, si muove nella direzione giusta, allora si, bisogna darle una mano. Quel che ne verrà fuori, di sicuro non sarà qualcosa di negativo.

    Quel che non dobbiamo permettere, è che le nostre delusioni ci uccidano, ci opprimano, ci buttino nel nichilismo.

    Muoversi avrà sempre senso. Anche se si venisse sempre sconfitti. Perchè significa fare il proprio dovere: lavorare per le cause giuste. Per le giuste idee.

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