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04/07/09

Divertissement.Contro la filosofia. Discorso autocontraddittorio su eroi e martiri del pensiero.


Era il primo giono di lezione. Bari, Esposito saliva in cattedra e, dopo un'accoglienza accennata e a matricole non ancora uscite dall'adolescenza, cominciava un'accesa arringa contro alcune tipologie di studenti di filosofia, il corso di Laurea che presiedeva. La filosofia non risolve problemi esistenziali, non è una materia per chi vuole risolvere i propri problemi. Esposito aveva ragione. Le sue tempie appuntite suggerivano alla sua bocca frasi pregne di significato che solo oggi, a distanza di anni, riesco a comprendere a pieno.

Allora non feci troppo caso alle sue parole. La filosofia allora non mi interessava un gran che e non avevo problemi da risolvere. Venivo da un incerto percorso liceale e iscrivermi a quella facoltà era una soluzione di compromesso tra una blanda voglia di riscatto, un voler prolungare la comoda condizione dello studente medio e un reale interesse per l'unica materia che nel triennio del classico aveva cautamente richiamato l'attenzione del mio cervello distratto.

Filosofi. Io non amavo la sapienza. Al massimo potevano divertirmi i discorsi dei sapienti. Li leggevo davvero con interesse e gradualmente mi hanno conquistato. La voglia di capire le dinamche di un certo pensiero, il linguaggio, all'inizio giusto per riabilitare i neuroni semiatrofizzati all'interno della mia scatola cranica che per altro. Poi, vabeh, le cose sono andate diversamente e in maniera altalenante, tra odio e amore. Ad oggi la questione è irrisolta.

Tornando al discorso di Esposito, tra Bari e Roma ho potuto sincerarmi delle sue ragioni. Ne ho visti tanti di studenti che si infervoravano alle lezioni dell'uno o dell'altro professore, manifestare affinità con l'uno e l'altro pensiero, discutere di vita, morte, miracoli della filosofia con veemenza a me sconosciuta. Generalmente mi hanno sempre dato del freddo razionalista. Come se oltre ad essere un difetto questo non nascondesse alcun pregio.

Quello che più mi ha affascinato dei miei compagni è la loro assoluta certezza di essere tutti sulla cresta dell'onda, di godere di una visuale che dall'alto guarda in basso tutto il resto. E' la filosofia a giustificarlo. Una netta divisione manichea tra i sapienti e gli ignoranti. Tutti, nessuno escluso, gli uni contro gli altri. Comunisti, apolitici esistenzialisti, nietzschiani, heideggeriani, foucoltiani. Tutti avevano le loro ragioni e le loro ragioni avevano l'odore vertiginoso delle vette e l'illusione ottica del minareto da cui predicare. Tutti, come i fanatici, sanno che la loro è l'unica ragione possibile.

Ho cercato di starmene in disparte, con malcelata aria di superiorità. Sine fundamentum inconcussum. Patafisico [Enrico Baj, Parade]. La differenza è che la mia non era dovuta ad una maggiore consapevolezza filosofica. Io non sono un filosofo. Certo non di rado mi sono lasciato andare a dispute ma solo perchè la disputa era finalizzata all'esercizio, al godimento e alla "gara a pisellate" tra intellettuali. D'altro canto anche per fare filosofia spesso ci si deve rimboccare le maniche e mostrare i muscoli. I filosofi sono dei violenti che non dispongono di un esercito e si impadroniscono del mondo rinchiudendolo in un sistema, diceva il mio caro Musil.

Il fatto è che lo studio della filosofia è cosa davvero deleteria per certe menti. Anche se validissime sono troppo inclini a passioni, istintualità umane, voglia di supremazia belluina con i risultati più disparati. Oltre che nelle assemblee, come dicevo qualche post addietro, si possono notare certe strane figure che vagano per i corridoi delle facoltà. Per loro il discorso non cambia punto. Ricurvi, un po' schizzati, parlano di cose comprensibili solo ad essi stesi alle quali mai rinunceranno perchè quella è la loro verità e la loro vita. Si rinchiudono in un mondo fatto di solo pensiero, forse perchè col pensiero è più facile destreggiarsi che con la vita. In una luccicosa bolla di sapone tutto è giustificato per loro. La loro vita è in quella bolla di sapone e s'affrettano ad isolarla dai rumori del mondo prima un evento molesto spezzi l'incantesimo. Ogni tanto bisognerebbe rileggersi Genealogia della morale, senza farsi sconti, me compreso.

Essi si consumano piano piano, come la ninfa Eco, consumate da un'amore che non vedranno mai ricambiato. Hanno risolto i loro problemi, personali e sociali, grazie alla filosofia, fraintendendo tutto, ma fa lo stesso. E allora si che la Filosofia è pharmacon. Ma è meglio il vino liquoroso del Tasso delle Operette morali.


22/10/08

Dal '68 al 2008 senza passare dal 69

Sarebbe la mia ultima occasione per partecipare ai grandi movimenti di piazza contro la riforma universitaria. Almeno da studente. Un modo per riaprire i conti con il passato, per dirsi ancora attivi, reattivi. Resistenti. Eppure non ho alcuna voglia di resistere. Perché? Contro chi? Per cosa? Quale motivo dovrebbe portarmi a dissimulare ancora una volta la mia convinzione che è tutto senza senso?
Sento le interviste agli studenti. Alcuni sembrano illuminati e con un percorso ben preciso che si delinea al loro passaggio; altri brancolano nel buio, anestetizzati. Gli illuminati si sforzano di fornire ragioni che i brancolanti non immaginano neppure. E con il loro brancolare condurranno alla deriva anche gli illuminati che non opporranno resistenza.
Eppure le sirene sono accattivanti. La mercificazione della cultura, i baronati, i concordati, le infiltrazioni, la libertà di ricerca, la libertà…l’università fabbrica di fabbricanti, l’operaio specializzato, lo studente matricola rizzato, la matricola umanizzata, ritratti di professori porcaccioni già studenti ribelli, sessantottini cattedrati che non cedono di un millimetro, duemilaeottini per cui il sessantotto non è mai terminato e il sessantanove è solo una posizione per godere innaturalmente. Oddio. Le loro parole si insinuano nelle orecchie e ti conducono verso lidi familiari, lidi già visti, visitati, vissuti. Sono quei lidi dove ogni cosa ha un senso, dove il principio di causa è sempre rispettato e l’effetto è già pregustato. Ogni azione nei lidi indicati dalle sirene dell’Idea ritrova la sua ragione d’essere azione, una motivazione, una spinta morale a cui rendere onore. Un principio e una fine e tutto ciò che è nel mezzo è giustificato. Una parola buona da ascoltare e una buona da proferire. E un’azione corretta e coerente da far scaturire.
Ma è un modo per eludere il tonfo della ragione. Inevitabile. L’impossibilità di una connessione necessitante tra idea e azione. Non sono le idee che fanno la storia. E la ragione cade: culo a terra e mani offese dal duro terriccio.

Non prenderò parte a questi movimenti studenteschi. Non prenderò parte a nessuna manifestazione perché dei manifestanti condivido le ragioni, le analisi, il tabacco bruciacchiato sui jeans consunti, le paure, le speranze. Le idee.